In queste note affronterò alcuni problemi appena accennati in un precedente documento non pubblico. Entrerò nel merito delle diarie arbitrali, dei privilegi degli organizzatori in fatto di designazione, e fornirò una soluzione che ritengo soddisfacente per la maggioranza a costo di qualche piccolo sacrificio da parte di pochi. Chi scrive è sia arbitro che organizzatore e conosce la situazione molto meglio di chi è solo arbitro o solo organizzatore. Mi sono sforzato di essere obiettivo ed onesto. Il rendere pubbliche queste note è l'ulteriore dimostrazione che non temo di essere smentito dai fatti. In questi mesi verrà varato il nuovo regolamento del settore arbitrale e data la mia esperienza in materia desidero dare il mio contributo.

 

Premessa

 

A luglio 2010 sottoposi al Consiglio Federale un rapporto sulla conduzione dei tornei di scacchi in Italia. In esso mi sforzai di mettere in risalto l'ambiente patologico nel quale Organizzatori ed Arbitri italiani sono oggi costretti a lavorare e collaborare. In quel documento davo voce sia alle lamentele degli organizzatori sia a quelle degli arbitri. Da una parte gli organizzatori sono oberati da insopportabili ed irragionevoli spese, dall'altra gli arbitri sono sottoposti a compiti non pertinenti con il ruolo di giudice di gara oltre a rimanere al palo se non sono nelle grazie di qualche organizzatore. Entrambe le categorie sono purtroppo vittime del sistema che affonda le radici nella tradizione italiana e che abbiamo tutti ereditato.

 

E' però il CF l'unico organismo federale che può riportare il tutto sui binari della ragionevolezza. Arbitri e CAF non decidono ne le proprie diarie né il numero di arbitri da designare. Per questo il destinatario del mio rapporto era il CF e non l'incolpevole CAF. Le cause degli alti costi arbitrali dei tornei italiani affondano nel passato della FSI quando gli arbitri, certamente di grande valore, nei Consigli Federali avevano un forte ascendente. Da allora la categoria è riuscita a ritagliarsi degli spazi oggi divenuti insopportabili privilegi a causa delle alte quote di omologazione da una parte e dei "prezzi" di alcune manifestazioni (GSS e C16) dall'altra.

 

Dopo aver fotografato la desolante situazione italiana passai in rassegna l'esperienza di Paesi scacchisticamente più avanzati (Spagna, Germania, Francia). Fondamentalmente altrove l'arbitro svolge solo il compito di "giudice di gara" e mai quello di inserviente di sala. E' aiutato da hostess e/o addetti alla sala che spesso sono arbitri di categoria inferiore desiderosi di fare esperienza. Questi si accontentano di vitto ed alloggio mentre una diaria ufficiale non è prevista. Per tornei numerosi oltre all'arbitro principale è presente un altro arbitro (caso spagnolo) o altri arbitri in misura di 100 giocatori per arbitro (caso francese). In altri Paesi si osserva la stessa situazione e tale rapporto è flessibile è può anche aumentare in base alla disponibilità economica dell'organizzatore (caso tedesco). Insomma un sistema leggero, flessibile, non opprimente dove l'organizzatore spende in materia arbitrale quanto realmente occorre al buon esito del torneo per il quale ha lavorato molti mesi ed l'unico a rischiare.

 

Il caso italiano

 

La situazione straniera stride fortemente con quella Italiana dove il rapporto giocatore arbitro è di 50 ad 1. Aumentare il rapporto riduce la qualità del torneo? Ovviamente no. Federazioni europee con numeri di tesserati che ci soverchiano molte volte disputano da sempre tornei di successo con diverse centinaia di giocatori. Ci credereste che non sappiano organizzare tornei di qualità e debbano imparare da noi? La mia esperienza personale, come giocatore, mi ha portato in molti tornei europei. Sebbene avessi analizzato quei tornei con l'occhio dell'arbitro (sono Arbitro Nazionale) e dell'organizzatore alla ricerca di smagliature, alla fine fui costretto a ricredermi e a riconoscere che siamo noi a dover imparare da loro.

 

Il rapporto giocatore/arbitri è un problema prettamente organizzativo e non arbitrale. L'arbitro continuerà a fare il suo lavoro come sempre, eventualmente sarà il giocatore a decidere se ritornare il prossimo anno in quel torneo nel quale ha notato uno scadimento della qualità. In realtà l'organizzatore ha tutto l'interesse a mantenere i giocatori/clienti e saprà richiedere il corretto numero di arbitri alla CAF. Il rapporto 100 ad 1 è di fatto lo standard nei Paesi più sviluppati e su questa media dobbiamo muoverci al più presto anche noi.

 

A onor del vero la proporzione 50 a 1 avrebbe ancora senso presso quei pochi organizzatori sprovveduti che, trovato un piccolo montepremi, poi attende fiducioso l'arrivo degli arbitri per portare avanti il torneo in ogni suo aspetto. Tranne questi casi, che farebbero bene a sparire dal panorama nazionale, per molti altri organizzatori seri e consapevoli questo rapporto è diventato un lusso insostenibile. La crisi richiederà grossi sacrifici a tutti i livelli (anche FSI) ed occorrerà diminuire gli ingaggi dei giocatori professionisti, limitarne il numero, e fare a meno degli arbitri che non occorrono.

 

Ai distratti giova ricordare che gli organizzatori rappresentano la linfa vitale del movimento scacchistico italiano e danno senso all'esistenza della stessa FSI. Sono questi che organizzano tornei che non muoiono alla prima edizione e a costo di notevoli sacrifici riescono a racimolare il montepremi di diverse migliaia di euro. E' con il loro lavoro e passione che si produce reddito sia per i giocatori professionisti, sia per la FSI attraverso le tasse di omologazione, sia per quelli che lavorano nel torneo arbitri compresi, senza parlare dell'indotto (alberghi coinvolti nelle manifestazioni, aziende che offrono libri, materiale scacchistico, ecc...).

Sono gli organizzatori che mettendo su tornei importanti consentono anche agli arbitri di conseguire le norme internazionali per farli poi diventare AF e AI. Senza organizzatori si continuerebbe a giocare a scacchi, ma in giro non ci sarebbe quanto conosciamo adesso.

 

Mantenere grossi tornei non è per nulla facile. Recentemente diversi tornei storici sono spariti dal panorama nazionale a dimostrazione che i grandi numeri degli iscritti da soli non sostengono l'evento senza risorse esterne. Insomma i tornei si reggono su un delicato equilibrio costo/ricavi che ultimamente fa tingere di rosso i bilanci finali.

 

Nei tornei gli arbitri sono fondamentali ed agiscono come garanti del rispetto dei regolamenti e quindi degli stessi giocatori. E' un compito delicato che richiede equilibrio, senso pratico, fermezza e preparazione. Tutti possono giocare a scacchi, ma non tutti possono fare l'arbitro. Occorre carattere e sapere imporsi nelle controversie sempre senza trascendere. Sembrerà paradossale ma molto meglio per l'economia del torneo un arbitro che sbagliando sa far rispettare le proprie decisioni che un arbitro preparatissimo che fornisce risposte con fare dubbioso e senza convinzione. I soldi destinati agli arbitri occupano una voce importante nel budget del torneo, ma sono imprescindibili e ben spesi. Il successo del torneo, e dell'organizzatore, dipenderanno anche dall'arbitro.

 

Laddove nascono esigenze contrastanti tra l'organizzatore e l'arbitro e queste non incidono sull'andamento regolare del torneo, le esigenze dell'arbitro devono cedere il passo. Per esempio, è indubbio che ridurre il numero di arbitri nuoce agli interessi della categoria arbitrale (meno esperienza per gli arbitri e meno reddito che ricade sulla categoria), ma questi interessi sono del tutto estranei al torneo a cui l'organizzatore sta investendo tempo e denaro e non può farsi carico delle esigenze altrui. Già paga salatissime quote di omologazione alla FSI e sarà quest'ultima a a curare l'aggiornamento degli arbitri nei vari seminari annuali.

 

Le diarie francesi

 

Nel documento spedito al CF sfioravo il problema delle diarie ed accennavo ai privilegi degli AF ed AI. Mi limitavo ad osservare che gli arbitri stranieri percepivano una diaria simile o inferiore a quella degli arbitri italiani a fronte di un rapporto almeno doppio di giocatori da accudire. Questo privilegio in termini di diarie non è esteso agli arbitri italiani di categorie inferiori che percepiscono una diaria dimezzata ed umiliante in assoluto.

 

Il sistema FSI delle diarie è molto semplice ma rigido. Esso non riesce ad adattarsi a tutte le tipologie di torneo. Un sistema semplice è sicuramente auspicabile, ma se la realtà è molto variegata e complessa la semplicità diventa superficialità e rozzezza che comporteranno ingiustizie e risentimenti.

 

In genere gli arbitri italiani considerano il sistema francese di attribuzione delle diarie come più giusto di quello FSI. Nel sistema francese più si lavora più si viene pagati. Maggiori sono le competenze che l'arbitro è tenuto a mettere in campo e più è pagato. Sfido chiunque a mettersi contro questa logica che troviamo applicata nelle più svariate attività professionali.

La diaria giornaliera francese non può essere inferiore a 50 euro e superiore a 85 euro. E' basata sul numero dei turni e non sulle giornate di gara. Se vi sono giocatori titolati allora può capitare di stampare certificati di norme FIDE ed occorre sapere come funziona il calcolo della performance e delle norme internazionali. Maggiore è il montepremi maggiore è la responsabilità dell'arbitro nell'assegnarlo (usano il sistema di spareggio Hort che ho introdotto in Vega qualche anno fa). Il rapporto è di un arbitro ogni 100 giocatori e si è alloggiati in un hotel due (2) stelle. I dettagli si possono reperire sul sito della FFE http://www.echecs.asso.fr/Default.aspx?cat=5 al link "livre d'arbiter".

Un esempio per tutti. Un torneo a 9 turni comporta un certo lavoro indipendentemente dai giorni in cui è distribuito. Per esempio un tipico torneo italiano di 9 turni costerebbe in Francia 340 euro di spese arbitrali. Se i giorni sono 5 allora la diaria giornaliera sarà di 68 euro. Se il torneo dura 9 giorni la diaria non sarà 340/9=37 euro, ma in virtù del minimo di 50 euro/giorno è arrotondata a 50x9=450 euro. Razionale, semplice ed efficace.

 

Il calcolo della diaria segue alcuni passi facilmente comprensibili da chi ha seguito la scuola dell'obbligo. In ogni caso è un sistema che deve essere usato da arbitri ed organizzatori ed entrambi hanno un grado di istruzione sufficiente per non lasciarsi intimorire da quattro stupide operazioni. I pochi calcoli tengono conto del numero di turni di gioco, il numero dei giocatori titolati, quello dei giocatori ed il montepremi. Ho realizzato un programma che in pochi secondi fornisce la risposta ed è scaricabile su http://www.vegachess.com/diarieffe.rar

Ovviamente ci sarà sempre qualcuno che preferirà avere un numero da cercare in una tabella invece di fare due conti, soprattutto se dalla semplificazione ci guadagna subdolamente, ma non possiamo sempre rincorrere i deboli di testa se vogliamo evitare ingiustizie.

Di seguito userò proprio il sistema francese per applicarlo a tipici tornei italiani. Per ciascuno di essi valuterò i costi ufficiali dell'organizzatore italiano e di quello francese. Vi invito a ripetere i miei calcoli per trovarvi errori.

 

Caso a: torneo con 150 giocatori, 9 turni in 8 giorni, montepremi di 6000 euro e presenza di 20 tra GM, IM ed FM (tipico di Porto Mannu che ora non si disputa più)

costo FFE:

costo FSI:

diaria arbitro principale = 400

diaria arbitro aggiunto = 400 (tale costo potrebbe essere nullo o dimezzato)

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totale con hotel ** (+300*2) = 1400

diaria arbitro principale = 450

diaria arbitro AF o AI = 360

diaria arbitro ACN o AN = 200

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totale con hotel *** (+400*3) = 2210

 

Caso b: torneo con 200 giocatori, 9 turni in 8 giorni, montepremi di 6000 euro e presenza di 20 tra GM, IM ed FM (come caso a ma con 200 giocatori)

costo FFE:

costo FSI:

diaria arbitro principale = 425

diaria arbitro aggiunto = 400

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totale con hotel ** (+300*2) = 1425

diaria arbitro principale = 450

diaria arbitro AF o AI = 360

diaria arbitro ACN o AN = 200

diaria arbitro ACN o AN = 200

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totale con hotel *** (+400*4) = 2810

 

Caso C: torneo con 100 giocatori, 9 turni in 7 giorni, montepremi di 7000 euro e presenza di 5 tra IM ed FM (caso del Riviera dei Cedri)

costo FFE

costo FSI

diaria arbitro principale = 350

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totale con hotel ** (+300) = 650

diaria arbitro principale = 405

diaria arbitro AN = 200

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totale con hotel ***(350*2) = 1305

 

Caso D: torneo con 350 giocatori, 9 turni in 8 giorni, montepremi di 15000 euro e presenza di 30 tra GM, IM ed FM (caso di un super torneo tipo Bratto o Porto San Giorgo che non esistono più).

Questo festival è diviso in tre tornei ed avremmo due arbitri nell'open A, uno nel torneo B ed nel torneo C. Nel torneo A (150 giocatori e montepremi di 10000 euro) nel B e C 100 giocatori ciascuno.

costo FFE

costo FSI

diaria arbitro principale = 425

diaria arbitro aggiunto = 425

diaria arbitro aggiunto = 400

diaria arbitro aggiunto = 400

------------------------------------------

totale con hotel ** (300*4) = 2850

diaria arbitro principale = 450

diaria arbitro AF o AI = 360

diaria arbitro AF o AI = 360

diaria arbitro ACN o AN = 200

diaria arbitro ACN o AN = 200

diaria arbitro ACN o AN = 200

diaria arbitro ACN o AN = 200

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totale con hotel *** (400*8) = 4000

 

Caso E: torneo con 100 giocatori, 6 turni in 3 giorni, montepremi di 3000 euro e presenza di 5 tra IM ed FM (caso di un tipico weekend)

costo FFE

costo FSI

diaria arbitro principale = 238

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totale con hotel **(150) = 388

diaria arbitro principale = 135

diaria arbitro AN = 75

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totale con hotel ***(150*2) = 510

 

Caso F: Campionato Italiano Giovanile U16, 800 giocatori, 9 turni in 7 giorni, nessun montepremio in denaro e senza giocatori titolati FIDE.

 

costo FFE

costo FSI

6 * diaria arbitro principale = 6*350 = 2100

6 * diaria arbitro aggiunto = 6 * 300 = 1800

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totale con hotel ** (300*12) = 3600

spese di viaggio 12*150 = 1800

totale = 5400

diaria arbitro principale = 405

diaria arbitro 7 AF o AI = 2205

diaria arbitro 8 ACN o AN = 1600

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totale con hotel *** (350*16) = 8210

spese di viaggio 16*150 = 2400
                               
 totale = 10610

 

Confronto con le diarie italiane

 

Il confronto con le diarie arbitrali francesi non può essere fatto in assoluto. Gli stipendi francesi sono mediamente più alti degli analoghi italiani e di ciò occorrerebbe tener conto nel confronto.

Inoltre, poiché l'arbitro italiano alberga minimo in un tre stelle, un sistema più aderente al caso italiano è quello di prevedere una fascia min-max 45-80 (45 è proprio la diaria giornaliera di AF e AI).

 

Dunque, anche se prendessimo le cifre francesi senza ritoccarle (evitando cioè di fare proporzioni tra gli stipendi medi dei due Paesi), arriveremmo alla conclusione che l'organizzatore francese spende molto meno del collega italiano.

Abbiamo anche scoperto che il direttore italiano di torneo è pagato di più del collega francese. Se poi si nota che il francese accudisce un numero doppio di giocatori si rimane francamente sbigottiti. Forse l'arbitro italiano è incomparabilmente più preparato di quello francese? Gli AF/AI italiani hanno fatto degli esami particolarmente severi per ottenere questo titolo? Possiamo assumere che la preparazione/competenza sia la stessa. E dunque perché questa differenza?

A conti fatti, laddove i voli low cost lo permettessero, conviene più far arbitrare in Italia gli arbitri francesi e pagarli con il loro sistema piuttosto che i nostri. Considerazioni simili potrebbero essere estese a molti altri Paesi.

 

Dove il sistema francese introduce anche maggiore giustizia è nel miglior trattamento dell'arbitro aggiunto a prescindere dalla sua categoria.

Un'altra caratteristica del sistema francese è di non distinguere tra grossi tornei e tornei week-end. Questi ultimi, per loro natura, in Italia sono a livello amatoriale e con montepremi esigui (campionati provinciali, regionali per esempio) che non potrebbero reggere le spese arbitrali previste dal regime francese. In Italia se viene un AF/AI in 4 giorni spendete 180 euro e dovete aggiungere le spese di viaggio e due notti di albergo ed il vitto, Circa 400 euro, circa l'intero montepremi del torneo, prendere o lasciare. Però esistono gli Arbitri Nazionali che con 120 euro di diaria vi fanno risparmiare, ma potrebbe non bastare. Forse sul posto esistono arbitri regionali, ma si tratta di tornei nei quali non può arbitrare di default e quindi siete costretti a rivolgervi in alto.

Dunque nei week-end istituzionali (provinciali e regionali) sia il sistema francese che quello italiano non funzionano bene. Se non vogliamo decretarne la fine la mia proposta è di accontentarsi di 20 euro per turno a prescindere dalla categoria arbitrale, e di estendere a tutte le categorie arbitrali la competenza di gestirli. Dovrà essere la CAF a fare in modo, in fase di reclutamento e verifica, che l'Arbitro Regionale abbia i requisiti minimi per portare a termine un torneo amatoriale come un provinciale/regionale. Per esempio, si può soprassedere sul fatto che non sappia fare i turni a mano, mentre invece deve conoscere cose più urgenti (uso dell'orologio, trascrizione della partita, QPF, ecc...).

 

Ritornando ai tornei di una certa importanza, abbiamo scoperto che le celebrate diarie francesi, nelle competizioni italiane su 7 e passa giorni di gara, porterebbero alla leggerissima diminuzione della diaria dell'arbitro principale, ad un aumento del trattamento dell'arbitro/i aggiunto/i, una notevole diminuzione dei costi per l'organizzatore. Il tutto senza che il torneo ne risenta dal punto di vista tecnico.

Invece in Italia, dopo l'ultima revisione delle diarie arbitrali da parte del CF, si è spaccata la classe arbitrale con AF e AI da una parte, e gli altri relegati al ruolo di colf clandestine. In realtà, sebbene doveroso, l'intervento del passato CF mancò di cogliere l'essenza del problema rappresentato dall'anacronistico rapporto di 50 giocatori per arbitro frutto di un triste retaggio.

 

La ridefinizione del rapporto giocatori/arbitri e delle diarie nel senso indicato dal sistema francese, giova non soltanto agli organizzatori, ma anche alla maggioranza degli arbitri FSI senza titoli internazionali. Infatti recentemente gli AN sono tenuti a passare degli esami di una certa serietà e ciò va ascritto a merito della CAF attuale. Ma con le mutate disposizioni FIDE il loro passaggio ad AF/AI non è più automatico come in passato (ora occorre anche dimostrare di conoscere una lingua straniera e non darlo per scontato). Si rischia quindi di tirar su degli arbitri preparati ma non gratificati economicamente, che vedrebbero con disappunto essere messi in ombra dai colleghi titolati sfuggiti alle maglie delle nuove disposizioni FIDE. A lungo andare ciò potrebbe farli desistere dal continuare una carriera divenuta molto difficile e poco dignitosa, o peggio, far desistere i giovani ad intraprendere del tutto la carriera arbitrale.

 

Sulla commistione dei ruoli arbitro-organizzatore

 

Non è affatto raro trovare in Italia Organizzatori che fanno l'Arbitro... o se preferite, Arbitri che fanno gli Organizzatori. Ci sarebbe da chiedersi se la figura dell'arbitro e quella dell'organizzatore dovrebbero essere incompatibili in quanto in torneo perseguono obiettivi diversi e a volte contrastanti.

La risposta è in principio sì (avete però da segnalare un caso in cui un arbitro-organizzatore abbia commesso un sopruso?), ma nella pratica non si può fare a causa anche dei costi arbitrali! Si tratta del serpente che si morde la coda.

Solo l'arbitro che può fare a meno di prendere la diaria può organizzare e ridurre i costi (risparmia almeno 700 euro tra diaria, soggiorno e spese di viaggio). Per esempio, io sono diventato arbitro per poter offrire un servizio nella mia zona che altrimenti non avrebbe visto tornei a costi accessibili. Per chi come noi iniziava, quello arbitrale era un costo insopportabile. Quindi qualcuno diventava arbitro e poi collaborava con l'organizzatore a costo zero. Con gli anni l'arbitro acquisiva esperienza in entrambi le mansioni e cresceva il suo desiderio di fare cose più importanti coinvolgendo sponsor pubblici e privati. Così ho iniziato io e così hanno iniziato tanti altri. Nessuna meraviglia se dunque molti arbitri sono organizzatori o viceversa. All'estero la situazione è del tutto analoga e non occorre affatto storcere il naso, anzi, grazie a questi abbiamo dei tornei di scacchi.

Sono tantissimi quelli in questa doppia veste. Queste persone assommano una competenza estrema di tutti gli aspetti del torneo e sono quelli che possono più facilmente confezionare un prodotto finito da offrire ad uno sponsor o ad amici mecenati.

 

Da ciò deriva il problema, avvertito da alcuni arbitri, della mancata rotazione nei tornei. Infatti, per quanto detto, molti tornei gli arbitri già ce l'hanno: uno coincide col proprio organizzatore (o collaboratore dell'organizzatore), gli altri possono essere colleghi che spesso vanno a costi di favore accontendandosi del soggiorno nel luogo di villeggiatura in cui si svolge il torneo. Come detto, il torneo si regge sempre su un delicato equilibrio di costi e ricavi e senza quelle designazioni si va in rosso ed il torneo semplicemente non si fa. Purtroppo, non accettare le preferenze arbitrali dell'organizzatore è lo stesso che minacciarne l'esistenza. Nessuna meraviglia se la CAF da questo punto di vista finora non ha forzato la mano.

Quindi dove collocare la figura di un arbitro professionista in questo contesto malato? Deve diventare egli stesso organizzatore per fare esperienza? Al momento non vedo spazi per quelli che hanno deciso, se esistono, di fare l'arbitro di mestiere. L'odierna situazione di crisi economica inasprirà ulteriormente la chiusura degli spazi.

 

Spero che il quadro delineato sia chiaro a tutti: gli organizzatori si lamentano degli alti costi e scelgono gli arbitri che li aiutano a sopravvivere; altri arbitri ai margini vedono i loro colleghi titolati al solito posto mentre il loro turno tarda a venire; il sistema non aiuta il ricambio e la formazione nella stessa classe arbitrale e a lungo andare è controproducente per gli stessi organizzatori. Si vive in questo circolo vizioso nel quale solo l'organizzatore-arbitro subisce i danni meno pesanti. In questo contesto va inserita la proposta sopra citata. La stessa permetterebbe di spezzare i lacciuoli che ci tengono legati. Paradossalmente, il rapporto 100 a 1 permetterebbe di rimettere in moto gli arbitri ed evitare la stagnazione attuale. Ecco i semplici passi:

 

  1. rapporto giocatori arbitri di 100 a 1;

  2. diarie calcolate col sistema francese ma nella fascia 45-80 euro con hotel tre stelle (o 50-85 in due stelle) con conseguente leggera diminuzione del trattamento dell'arbitro principale a vantaggio dell'arbitro aggiunto a prescindere dalla categoria posseduta; tornei week-end con diarie forfettarie a prescindere dalla categoria ed anpliamento delle competenze degli arbitri regionali;

  3. l'organizzatore nelle preferenze indica un solo nome che potrebbe essere o meno il direttore del torneo;

  4. l'arbitro aggiunto (gli arbitri aggiunti) sono designati operando una reale rotazione tra gli arbitri in un raggio di diverse centinaia di km per evitare inutili spese aeree;

  5. oltre agli arbitri il torneo presenta degli addetti/hostess (eventualmente coincidenti con arbitri regionali) in misura di 1 ogni 100 giocatori forniti dall'organizzazione;

  6. per assicurare imparzialità nelle nomine degli arbitri aggiunti e sottrarli alle ripercussioni degli organizzatori o a quelle degli stessi colleghi arbitri, e per rimuovere l'imbarazzo al designatore di autonominarsi qualche volta, sebbene in condizioni di necessità, il designatore arbitrale deve essere un arbitro inattivo individuato dal Consiglio Federale.

All'organizzatore, cui questa soluzione comporterà un notevole risparmio, sarà semplice cedere terreno in fatto di preferenze arbitrali. Anzi, l'organizzatore-arbitro potrebbe non trovare più posto nella lista degli arbitri del proprio torneo con grande soddisfazione dei puristi.

 

Spero che i mesi prossimi mi diano ragione su scelte responsabili da parte di tutti.

Non vorrei vedere sbandierate posizioni sindacali in difesa di anacronistici privilegi mal nascoste da speciose difese sulla qualità dei tornei italiani. E non vorrei nemmeno vedere gli organizzatori lamentarsi perché, in una ritrovata situazione di equilibrio come quella prospettata sopra, non vedano più riconosciuti il loro privilegio alla nomina di qualche arbitro aggiunto. Spero altresì che il CF operi con determinazione in questa momento storico senza tentennamenti e senza accontentarsi dei soliti compromessi italiani dove si cambia tutto perché rimanga tutto come prima. Occorre assolutamente evitare di mantenere in vita questo problema per non farlo diventare sicura materia elettorale tra pochi anni. Organizzatori ed Arbitri hanno bisogno gli uni degli altri e devono trovare nuovi equilibri per continuare a lavorare proficuamente. Le esperienze Europee, tra cui quella francese qui analizzata, è lì a mostrarci come questo può essere fatto nell'interesse di tutti.

 

Luigi Forlano

Amburgo, 4 agosto 2010

 

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In risposta a questo documento ho ricevuto dei contributi importanti che pubblico in forma ridotta rispettando l'anonimato degli autori. Entrambi riguardano le rotazioni arbitrali.

 

[5 ago 2010] Ho letto la tua lucida ed ineccepibile analisi che sottoscrivo. Tuttavia c'è un punto per me molto delicato, forse prioritario, che non tratti o non hai voluto trattare per opportunità.
Purtroppo nei tornei capita di avere a che fare con arbitri dal carattere irascibile e/o non sufficientemente preparato la cui presenza vivrei come una minaccia per il buon esito del torneo. Infatti l'arbitro principale sarebbe costretto a controllare non solo i giocatori ma anche il collaboratore per prevenirne i problemi.
Come sai oggi è più importante la pubblicità attuata attraverso il passa parola dei giocatori che quella delle riviste di settore. Basta un incidente provocato da un arbitro poco professionale che dopo una decisione si lascia andare a repliche fuori luogo per subire il prossimo anno un calo dei partecipanti e quindi un danno economico. Eppure nell'ambiente i limiti di certi arbitri sono noti, anche ai vertici del settore arbitrale, ma il tutto procede nell'indifferenza generale.
Finora la preferenza nella designazione degli arbitri da parte nostra aveva il compito di tenere lontano dal torneo alcuni arbitri prima ancora di operare un risparmio che spesso non c'era.
Con la ventilata rotazione degli arbitri aggiunti chi ci difenderà da queste poche ma pur sempre mine vaganti?

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Questo è un altro aspetto della deplorevole situazione nella quale siamo costretti ad operare in cui le rotazioni potrebbero creare problemi seri. Chi si avvicina agli scacchi e ne rimane affascinato desidera innanzitutto giocare. Fare l'arbitro e vedere gli altri giocare è un grosso sacrificio. Quindi non è facile trovare chi voglia dedicarsi alla carriera arbitrale. Questo in passato ha fatto sì che si reclutasse chiunque ne avesse voglia senza una seria selezione sperando che avrebbe imparato sul campo. Avere un arbitro a pochi chilometri dal proprio circolo ha fatto comodo a tutti.
Se l'esperienza in parte riesce col tempo a colmare i difetti di preparazione, purtroppo non sarà mai sufficiente a modificare i lati caratteriali. Alcuni di questi possono essere nocivi alla professione dell'arbitro di cui sopra ho tracciato il profilo ideale.
Oggigiorno dobbiamo convivere con costoro. La CAF in passato sull'aspetto disciplinare è stata latitante non svolgendo alcun ruolo di deterrenza, di fatto delegando agli organizzatori il compito di "punire" gli arbitri non professionali non mettendoli nella lista delle preferenze.
Forse però dovremmo imparare anche noi a stendere dei rapporti alla CAF sull'operato non irreprensibile di un arbitro e non lasciare al semplice passa parola il raggiungere i vertici che poi non consente nessuna azione e fornisce alibi.
E' altresì vero che recentemente si sta provvedendo a selezionare arbitri sempre più preparati ma quelli che sono sfuggiti alle maglie del nuovo sistema sono ancora lì. In un sistema in cui gli arbitri ruotano la CAF non può permettersi di essese distratta e i comportamenti riconosciuti errati dovranno essere sanzionati con la messa a riposo del colpevole per qualche tempo. Ciò lascerà più spazi agli arbitri professionalemente validi nell'interesse di tutti. Esistono al momento anche nuovi arbitri validi ma sconosciuti ai più messi ai margini dal sistema attuale e sarebbe un peccato non dargli un'opportunità.
Su questo aspetto quindi nutro fiducia e vorrei tranquillizzarti, ma è chiaro che dobbiamo attendere prese di posizioni ufficiali dei vertici per stare davvero tranquilli (LF).

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[6 ago 2010] Condivido tutto ma rimango ancora perplesso sull'efficacia delle "rotazioni".
Non capisco perché se è l'organizzatore che lavora per trovare i soldi necessari alla manifestazione, compresa la diaria arbitrale, ed è l'unico a rimetterci in caso insuccesso, altri, che nulla rischiano, debbano decidere quelli a cui affidarsi ciecamente.
Inoltre, in una manifestazione che coinvolge molte nazioni, io desidero poter scegliere gli arbitri che sappiano almeno una lingua straniera. Non tutti gli arbitri la sanno e la rotazione non la garantirebbe.
Grosse manifestazioni consolidate richiedono un team arbitrale affiatato che può essere creato solo dopo anni di esperienza. Dare vita alle "rotazioni" significa smembrare una squadra ben allenata e mettere a repentaglio la manifestazione.
Hai proposto che il designatore sia un arbitro inattivo. Ottimo, ma l'ideale è avere una CAF interamente di arbitri inattivi. Trovo molto discutibile che membri della CAF siano impegnati in manifestazioni sportive e poi devono decidere su loro stessi in caso qualcuno si lamenti del loro operato. Molte cariche elettive federali prevedono incompatibilità. Ma la CAF non è una carica elettiva?

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Trovo molto sensata la proposta di rendere incompatibili le cariche elettive della CAF col servizio arbitrale attivo. Viene meno un pericoloso corto circuito che farebbe bene a tutti.
La nuova CAF si sta muovendo in molte direzioni ed al momento sta preparando un documento
da sottoporre al CF. Magari troveremo anche queste proposta di revisione di se stessa nella stesura finale (LF).

 

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[8 ago 2010] Ho letto con molto interesse e partecipazione il tuo pezzo. Devo dire che hai trattato un po' tutti gli argomenti importanti, in maniera brillante, cercando di proporre quelli che sono i più sfaccettati punti di vista dimostrando di avere le idee chiare.

L'incompatibilità con le cariche elettive della CAF la ritengo una cosa doverosa laddove sia la CAF ad operare delle designazioni.
Trovo giusto che l'organizzatore debba selezionare anche dei nomi da non designare, perché  sul mio territorio, per esempio, conosco una serie di persone, che assolutamente non sono in grado di svolgere il ruolo dell'arbitro, e con le quali potrei solamente trovarmi in contrasto sia da organizzatore che da giocatore, andando ad influire negativamente sull'esito finale della manifestazione.
Anche sulle diarie c'è da fare un ottimo lavoro. La diaria ACN per 7 giorni di torneo è di € 140,00 (€20,00 x 7 giorni), una diaria veramente ridicola, visto anche il lavoro da svolgere. In particolare è indecente che per un giorno in cui c'è un doppio turno di un torneo internazionale, si prende €20,00 per stare impegnati dalle 9 del mattino alle 9 di sera, 12 ore consecutive con una piccola pausa di circa 10 min. per il pranzo.
Il sistema è proprio sbagliato, ed il tuo lavoro di sensibilizzazione è da apprezzare.


Aggiornamento: Il caso tedesco

Ieri ho avuto la possibilità di verificare direttamente quanto già sapevo. Ho avuto una lunga chiacchierata con l'arbitro internazionale che dirige a Kiel il torneo in cui gioco. Interesserà anche a voi sapere come si organizzano i tornei in Germania.

 

La loro manifestazione più importante è una sorta di CIS, la Team League. L'unica diaria ufficiale è quella di questa manifestazione e vale 50 euro. Per i tornei organizzati da privati NON ESISTE alcuna diaria ufficiale. Arbitro ed  organizzatore la concordano insieme. Questa può variare per diversi motivi, professionalità riconosciuta dell'arbitro, periodo di svolgimento del torneo, ecc...
Questo sistema sembra fatto apposta per favorire davvero gli arbitri professionali. Chi crede di essere particolarmente preparato, e può dimostrarlo nei fatti con l'esperienza maturata, chiede più di quanto chiede la media. Se per arbitrare tocca rinunciare alle ferie si chiede di più.
Il nostro sistema è invece la quinta essenza della mediocrità nel senso più spregevole del termine. Tutti sono uguali, tutti sono bravi, tutti devono prendere lo stesso... tranne poi alcuni (da AN in giù) che ad un certo momento la FSI ha deciso essere buoni solo per attaccare fogli ai muri.

Gli arbitri nazionali tedeschi ogni 5 anni devono sottoporsi ad un test per il rinnovo della "licenza". I regolamenti cambiano ed è necessario dimostrare di avere le necessarie conoscenze. Chi non si sottopone ai test o non li supera non viene designato per le manifestazioni ufficiali. Anche gli AF/AI devono in qualche modo partecipare al test.
Il paragone con il caso italiano è del tutto improponibile nè mi azzardo a chiedere di adottarlo in Italia per paura di dovermi rifugiare nell'ambasciata di qualche Paese straniero. Eppure sarebbe un modo per mettere a riposo quelli che non si aggiornano. Non ci sarebbe nemmeno bisogno di fare il test, sarebbero loro stessi a non presentarsi.

Non esiste... NON ESISTE... nessun rapporto giocatori/arbitro. E' l'organizzatore che sceglie quanti ne servono per la corretta conduzione del torneo. In genere si viaggia vicino al rapporto 100 ad 1. Nel mio torneo a Kiel l'arbitro ne assiste circa 80 col QPF senza nessuna psicosi.

E' l'organizzatore che sceglie gli arbitri. Li contatta e ne discute con loro le diarie. La loro CAF non interviene.

Le quote di omologazione ammontano a 2.5 euro (informazione datami da un collega italiano). In italia con 100 giocatori si hanno 800 euro di omologazione. Questa cifra in Germania serve per pagare sia arbitro che federazione.
Spero sia chiaro che cosa intendo quando dico che gli organizzatori italiani sono strozzati dalla FSI (tasse di omologazione da una parte e spese arbitrali dall'altra).

Ecco a grandi linee il semplicissimo e professionale sistema tedesco. L'organizzatore risparmia (rispetto a quanto pagherebbe in Italia) e l'arbitro è presumibilmente pagato più che in Italia (qui occorrerebbe fare, ma rinuncio, un discorso di comparazione delle medie degli stipendi per rendersi conto di quanto davvero percepisce un arbitro nei due Paesi).

 

Considerazioni. Qualcuno potrebbe ingenuamente notare che loro sono 100000 tesserati e giocando sui grandi numeri possono permettersi spese minori. Rispondo che sono diventati 100000 anche in virtù delle basse spese del loro sistema. Noi siamo nella palude bloccati da un sistema oneroso che vede l'impresa organizzativa quasi come delittuosa ("chissà quanto ci guadagna") e che bisogna colpire in ogni modo. Tutti a vario titolo accampano diritti sui tornei che privati cittadini inventano con grossi sacrifici. Molti vogliono arrivare a tavola apparecchiata a prendersi la loro parte (pesantissime spese di omologazione ed arbitri in più di quanti ne servono realmente).
Col nostro pesante sistema parassitario noi non diventeremo mai 100000. Siamo quanti siamo adesso "nonostante" questo sistema e ciò è solo un miracolo e va ascritto solamente agli organizzatori disseminati in tutta Italia.

 

Non potremmo anche noi introdurre in Italia la contrattazione privata delle diarie arbitrali e lasciare

all'organizzatore scegliersi gli arbitri? La risposta è no e le motivazioni vanno ricercate nei meandri della psiche umana piuttosto che in dettagli tecnico-scacchistici. Il "no" è opera della psicosi di cui è vittima una frangia minoritaria ma rumorosa sia di arbitri che di organizzatori che proverò a delineare nei punti essenziali.

 

La psicosi arbitrale. Gli arbitri del "no" temono di soccombere alle richieste dell'organizzatore che mira a risparmiare. Già, proprio così, come se fosse possibile disputare un torneo senza arbitro!
Un sistema a contrattazione privata funziona perché c'è chi ha assoluto bisogno dell'opera di un altro, che a sua volta è disposto a fornire se pagato in modo congruo. Avviene così dapperttutto e funziona. Si riesce a trovare un equilibrio dinamico che sarà accettato da tutti e che magari dipenderà anche dal luogo di svolgimento del torneo. Chi mastica un po' di teoria dei giochi sa che ciò funzionerà automaticamente.
Se l'organizzatore non vuole pagare basta che nessuno ci vada ed i tornei non si fanno. Sono gli arbitri ad avere il coltello dalla parte del manico. In realtà la paura è un'altra. Se c'è un organizzatore disposto a non pagare, c'è chi dà per scontato che ci andrà sicuramente un collega arbitro che si accontenta della settimana in montagna o in riva al mare spesato senza chiedere diaria. Ciò viene visto come lesivo della dignità della categoria senza rendersi conto che solo ipotizzare una tale eventualità equivale ad ammettere che il ruolo di arbitro in un torneo è del tutto marginale e/o inutile, al punto di poter essere sostituiti dall'ultimo arrivato.
Probabilmente solo gli organizzatori sanno quanto gli arbitri siano importanti al successo di una manifestazione. Chi rischia migliaia di euro vuole offrire ai suoi clienti/giocatori degli arbitri professionali capaci di soddisfare gli aspetti tecnico-regolamentari del torneo e non lasciarli all'improvvisazione.
Davvero pensate che i giocatori siano così stupidi da impegnare una settimana di ferie e soldi (e preparazione annuale) in un torneo per mettersi nelle mani di un direttore di torneo incompetente che potrebbe pregiudicare la loro prestazione?
L'arbitro low-cost  non rovinerà il mercato, statene certi. Anzi, sarà dura per costui poi rialzare il prezzo quando si sarà accorto del notevole lavoro che occorre garantire. Finirà fuori giro dopo un po' messo al bando dagli stessi organizzatori che lo avevano assoldato all'inizio.

 

La psicosi degli organizzatori. E se gli arbitri all'unisono decidessero che la diaria debba essere così alta da essere improponibile? Questo non fa dormire molti organizzatori, soprattutto quelli non abituati a pagare gli arbitri. Se ciò accadesse gli arbitri non prenderebbero diarie e non si svolgerebbero tornei. Si vive lo stesso e ci dedicheremo ad altri sport. Consiglio il Ping-Pong che libera la testa da molte nevrosi.
Si tratta evidentemente di un falso problema. Gli arbitri non sono dissennati. Si tratta di persone che hanno background di valore nelle rispettive professioni. Come arbitri hanno impegnato molto tempo per prepararsi ed aggiornarsi. Vogliono fornire la loro opera per pura passione e, perché no, anche per avere una gratificazione economica. Una simile eventualità non ha cittadanza nel nostro sistema arbitrale.

 

Un'ultima obiezione. Ma se l'organizzatore si sceglie gli arbitri e li paga per quanto essi desiderano non si rischia che poi diventino asserviti al suo volere durante il torneo?
No. Molto spesso è proprio l'arbitro a dover proteggere l'organizzatore dallo stesso organizzatore. Infatti, tutto proteso verso i giocatori e/o gli sponsor, l'organizzatore non si accorge talvolta di mettere in atto cose che sono controproducenti per l'immagine del suo torneo. In questo caso l'arbitro deve dire "no" e noi abbiamo arbitri validissimi che non abbassano la guardia. Solo un organizzatore sprovveduto si sceglierebbe arbitri accondiscendenti, sarebbe la sua fine.

 

Kiel (Germania), 11 agosto 2010

Contributi esterni a questo sito

Sul newsgroup it.hobby.scacchi c'è stato uno scambio di battute interessante che prendeva spunto da questo documento. Ne segnalo alcuni dal thread Tornei, Caf, Arbitri....:

 

intervento di Ugo Veneziani, uno dei principali organizzatori italiani

intervento di Franco De Sio membro della CAF

ancora un mio intervento

interventi dell'Avv. Francesco Gabassi: il primo ed il secondo.

 

 

Aggiornamento 7 novembre 2010

Questa pagina ha continuato ad attrarre l'attenzione di molti scacchisti che mi hanno scritto in questi ultimi mesi. Voglio qui pubblicare alcune delle domande ed osservazioni di queste email. Come al solito mantengo l'anonimato di chi mi scrive.

 

E' permesso essere arbitro ed organizzatore in uno stesso torneo?
Se la CAF/FSI lo sapesse potrebbe invalidare il torneo o punire il trasgressore?

 

Nei nostri regolamenti ufficiali diramati dal CF la figura dell'organizzatore non è nemmeno prevista. Ne consegue che ricoprire entrambe le cariche non è proibito.

Se la CAF ne fosse a conoscenza non potrebbe fare nulla. A proposito però esiste una raccomandazione che invita gli organizzatori a non ricoprire il ruolo di arbitro principale:

Si è provveduto alla designazione degli arbitri per vari tornei richiesti. Le designazioni saranno inviate agli interessati via mail. Viene ribadita l'incompatibilità tra arbitro principale e organizzatore per conflitto di interessi, avendo finalità completamente diverse: l'arbitro deve garantire la riuscita tecnica, l'organizzatore deve interessarsi ai bisogni dei giocatori. [verbale CAF del 2 giu 2007]

Condivido la raccomandazione ma con motivazioni opposte a quella della CAF. In quella nota, infatti, implicitamente si ammette che nei bisogni dei giocatori non vi sia la riuscita tecnica del torneo. Invece essa è la prima esigenza del giocatore; quale giocatore parteciperebbe ad un torneo sapendo che la conduzione tecnica sarà disastrosa a fronte della meravigliosa organizzazione dell'evento? In altri termini organizzatore ed arbitro concorrono necessariamente per lo stesso fine.

Un arbitro-organizzatore si riconosce in genere dal maggiore grado di ascolto dei giocatori, senza che però ciò abbia conseguenze nelle decisioni finali. Ciò si traduce in una considerevole perdita di tempo sottratta agli aspetti organizzativi che per i grossi eventi sarebbe semplicemente deleteria. In pratica l'organizzatore non potrebbe materialmente ricoprire anche il ruolo di arbitro principale.

 

Come si giustifica la cifra di 700 euro che citi come costo medio di un arbitro?

 

Questa cifra si riferisce ai tornei di un certo peso, quelli che durano almeno 8 giorni. Essa si giustifica nel seguente modo:

1) sul calendario nazionale online si considerino tornei con un montepremi di diverse migliaia di euro e della durata di 8 giorni.

2) Si prenda il bando dello stesso annotando il costo della camera singola in pensione completa nell'hotel sede di gioco dove quasi sempre viene alloggiato l'arbitro/i.

3) Si considerino dei tornei da nord a sud. Non occorre considerarli tutti in quanto si tratta di una stima.

4) Si esegua la media di tali costi (si sommano i costi prima annotati e poi si divide per il numero degli alberghi considerati). A me risultava una media di circa 65 € (allo stato attuale molte locandine dei vecchi tornei sono state rimosse).

5) La si moltiplichi per 7 ottenendo la somma di 455 € che rappresenta il solo costo di soggiorno di un arbitro.

6) Supponendo che egli per spese di viaggio spenda solo 100 euro si arriva al parziale di 555 €.

7) A questa cifra occorre aggiungere la diaria. Per un AF/AI vale 45x8=360 € per un totale di 915 €. Per un arbitro Nazionale si spende di meno: 25x8 = 200 e si arriva a 755 €. Ora si sommino i costi di tutti gli arbitri e si divida per il loro numero. Si otterrà un numero superiore a 700 € che rappresenta la mia stima al ribasso. Tralascio la stima dell'errore che, volendo essere cauti, si può porre a 100 €, cioè la banda di oscillazione va da un minimo di 600 € ad un massimo di 800 €. Se la cifra di 65 € appare alta, si può giocare con quella di 55 € (scomoda sistemazione in camera doppia) e ripartire con i calcoli dal punto 3) per scoprire che siamo sempre troppo vicini a 700 €.


All'inizio di questa pagina citi la Spagna. In rete ho trovato questo documento REGL_GRAL_DE_COMPETICIONES_FEDA_2010.pdf dal quale emerge che usano parecchi arbitri e sono pagati meglio dei nostri. Pare che ti contraddici.

 

Il documento citato è ben noto e riguarda solo i campionati spagnoli (gli equivalenti del nostro CIA, CIU16, ecc...), come indicato nell'articolo 1 del documento e ad essa devono sottostare chi partecipa o lavora in manifestazioni di competenza della federazione spagnola (articolo 2). Per le manifestazioni ufficiali spagnole le diarie degli arbitri sono stabilite dalla FEDA che provvede anche a corrisponderle direttamente agli arbitri (ma talvolta vengono pagate dall'organizzatore). Per questo motivo la FEDA non nomina gli arbitri collaboratori (ausiliari). In pratica, per motivi economici, la stessa FEDA accetta un massimo di 2 (due) arbitri per ogni torneo ufficiale di propria competenza. Come si vede si tratta di una federazione lungimirante che non sciupa le risorse dei propri affiliati a dispetto dei propri regolamenti (risparmiando sul soggiorno e sulla diaria degli arbitri collaboratori fa lievitare le diarie dei soli due arbitri rimasti).

I tornei spagnoli organizzati da privati (gli equivalenti dei nostri festival), invece, non prevedono delle diarie ufficiali che sono concordate con l'organizzatore e non sono note. Gli arbitri collaboratori sono nominati a discrezione dell'organizzatore ed anche per questi non esistono diarie ufficiali (di solito lavorano gratis).

Queste informazioni mi sono state fornite da arbitri internazionali spagnoli utenti di Vega. In genere accedere ad un documento straniero senza l'aiuto di chi vive in quella realtà rischia di farci prendere delle cantonate.


La federazione statunitense appare molto forte. Come si regolano da quelle parti?

Qual è la tendenza generale al'estero?

 

La federazione statunitense, USCF, a settembre del 2010 contava circa 73600 tesserati (non hanno rinnovato l'affiliazione circa un terzo dei giocatori, la crisi?). L'arbitro della federazione USCF  non ha una diaria ufficiale ma il compenso varia tra 20 e 100$ senza supporto per le spese di viaggio e di albergo. Molto spesso organizzatore e TD coincidono. L'organizzatore si sceglie gli arbitri che desidera purché certificati. Non esiste un rapporto giocatori arbitri, ma si attestano sul 50 ad 1. Nel caso USCF questi bassi costi arbitrali, unito alle basse spese di omologazione, rendono il rapporto 50 ad 1 del tutto tollerabile. Quello americano è un altro esempio di settore arbitrale pragmatico e funzionale allo sviluppo del movimento.

La tendenza generale all'estero è quella di non uccidere la gallina dalle uova. Tra le federazioni che contano o non appare esplicitato alcun rapporto giocatori/arbitro oppure è molto alto. Ad ogni modo ricorda che considerare solo il rapporto giocatori/arbitri prescindendo dalle diarie, ufficiali o meno, è un errore. Considerandole entrambe per i costi sostenuti noi rappresentiamo una grossa anomalia. Se a ciò si aggiungono le alte quote di omologazione credo che rappresentiamo un caso più unico che raro e che prima o poi occorre porvi rimedio. 


In un tuo intervento hai citato gli orologi digitali. In realtà non è vero che sono più facili da usare degli analogici e comportano più fastidi.

 

E' vero. Ma l'eliminazione del quick play finish permette all'arbitro di guadagnarci nel complesso e quello che ha meno esperienza non rischia di combinare pasticci. Ad ogni modo un orologio digitale sarà fastidioso ma non è una gran brutta bestia. Non è più complicato dell'uso di un cellulare oggi in nelle tasche dei bambini. Tieni presente che le federazioni che usano meno arbitri che da noi lo fanno a prescindere dal tipo di orologio (anche se si usa il quick play finish).  

 

Se passasse la proposta 100 giocatori per arbitro non avrebbe nessuno impatto in Italia perchè sono pochi i tornei con oltre 50 giocatori.

 

Sul sito www.torneionline.com è possibile avere dati certi. Per esempio nel 2009 ho contato circa 350 tornei e di questi solo 98 con oltre 50 giocatori.

La maggioranza dei tornei (252) non subirebbe impatto dal provvedimento (provinciali, regionali, sociali). Ma il piccolo numero, 98 contro 252, non ci deve ingannare. Quanti giocatori essi riescono realmente a muovere? Qual è la loro qualità in termini di impatto agonistico (norme FIDE per giocatori ed arbitri, norme di Maestro FSI, quote di omologazione)? Ce lo dice il grafico seguente.

 tl_files/music_academy/ss/fsi2009.gif

 

Sull'asse orizzontale troviamo la tipologia di torneo (in base al numero medio di giocatori presenti). Per ciascun intervallo di partecipanti prendiamo il valore medio e lo moltiplichiamo per il  numero dei tornei, ottenendo i giocatori per quella tipologia di manifestazione rappresentati dall'altezza dei rettangoli. In arancione è evidente l'impatto dei tornei con meno di 50 giocatori, in blu i rimanenti 98 tornei interessati dal provvedimento 1 a 100.

Si scopre così che i 98 tornei con oltre 50 partecipanti contribuiscono con circa 10000 giocatori (10938 per la precisione), mentre sono circa 6400 (6185 per la precisione) quelli impegnati nei 252 tornei al di sotto di 50 giocatori. Un dato davvero notevole che rischiava di sfuggire ad una analisi superficiale.

Inoltre nei 98 tornei, per i loro numeri, ci sono quelli col maggior montepremi che aiutano i giocatori professionisti e la stessa carriera arbitrale. In pratica i 98 tornei trascinano il nostro movimento e lo fanno anche in termini di quote di omologazione ed è essenziale aiutarli ad avere costi sostenibili.

 

Se si adottassero le diarie francesi in Italia i piccoli tornei sarebbero in difficoltà per il pagamento dell'arbitro. Non puoi chiedere che esse valgano per i tornei grossi e non per i piccoli. Se ti piacciono devi usarle sempre.

 

Concordo con questo punto di vista. Come ho mostrato all'inizio di questa pagina, sui tornei di 7 giorni ed oltre tipici di quelli italiani, le diarie francesi farebbero risparmiare già sullo stesso direttore del torneo. Su tornei con almeno 7 giorni di gara il direttore del torneo percepisce altri 90 € che portano la sua diaria a circa 58 € su 7 giorni, 56 € su 8 giorni. Inoltre per l'arbitro francese è previsto un hotel due stelle. In compenso l'arbitro aggiunto viene trattato meglio.

Mentre i tornei con un discreto montepremi, week-end o festival, possono permettersi il sistema francese, diarie comprese, perché risparmiano sempre sul sistema attuale (provare per credere), per quelli istituzionali (provinciali, regionali) e piccoli week-end con meno di 50 partecipanti, le diarie francesi prevedono di corrispondere all'arbitro tra 50 e 56 € al giorno.

Non credo ciò sia un problema. Non mi sembrano cifre esagerate e nemmeno ingiuste data la presenza dei continui doppi turni (meno di 6 € l'ora) e l'impiego anche di due fine settimana consecutivi che pongono sempre dei disguidi nella vita familiare degli arbitri.

Laddove il maggiore onere (che mi pare davvero piccolo) rispetto alla situazione attuale, possa mettere in difficoltà una manifestazione istituzionale, il Comitato Regionale potrebbe farsene carico  con un piccolo contributo.

Nel contempo si può modificare il regolamento liberando nuove energie. Basta, cioè, estendere anche agli arbitri regionali la possibilità di arbitrare i tornei provinciali e quelli locali che prevedono variazioni di punteggio elo e prevedere per costoro una diaria dimezzata. Infatti questi ultimi sono facilmente reperibili sul posto e più  inclini a lavorare con diarie più basse nell'ambito del proprio circolo/territorio. Ciò spingerebbe i circoli ad investire per dotarsi al proprio interno di un arbitro capace di sopperire in questa tipologia di torneo.

Per i tornei week-end non istituzionali non mi sento di spendere alcuna parola. Chi vuole organizzare tornei in proprio deve farsi carico degli oneri conseguenti e non sperare di coartare altre persone (gli arbitri nella fattispecie) a condividere spese mal previste o spesso volutamente ignorate.

Concludendo, con l'accorgimento di elevare le responsabilità dell'arbitro regionale (a diaria dimezzata) per salvaguardare i tornei federali, il sistema francese così com'è adesso potrebbe essere adottato in Italia.

 

Le cose che dici potrebbero anche essere condivisibili, ma penso che ti stai comportando in maniera scorretta. Proponi delle cose che riguardano anche il settore arbitrale e sei un arbitro. La sede naturale per discutere di queste cose sarebbe stata un'altra.

 

Purtroppo anche la CAF ritiene che il mio comportamento non sia stato corretto dal punto di vista istituzionale. Sono circa 30 anni che in un modo o in un altro mi occupo di scacchi. Durante questo tempo ho fatto di tutto e continuo a farne tante: giocatore, istruttore a scuola, organizzatore, arbitro, dirigente di circolo ed ho avuto anche l'onore di essere Consigliere Federale.

A breve uscirà un nuovo regolamento del settore arbitrale che, se fatto in maniera oculata, potrebbe avere effetti positivi sull'intero movimento in termini di maggiore attività. Ciò avviene in un momento delicato a causa della crisi economica nella quale ci troviamo. Ho voluto fornire il mio contributo forte della mia unica esperienza e mettere in luce le diverse criticità del nostro sistema che non sono visibili da chi si occupa di un solo settore (organizzativo, agonistico, arbitrale). C'erano tre ragioni che mi hanno fatto desistere dal seguire la via che suggerisci: (a) la ristrettezza di tempo, (b) la natura squisitamente politica/organizzativa del problema che la faceva apparire meno arbitrale di quel che sembra, ma soprattutto (c) la'impossibilità di accogliere da parte della CAF la mia richiesta di ridurre il numero di arbitri nei tornei perché ciò rallenterebbe le carriere arbitrali.

Ho una tessera di arbitro, ma ciò non lo ritengo sufficiente per impedirmi di esprimere le mie idee sulle regole del nostro sistema che reputo malato ed in agonia. Quelle regole possono essere cambiate solo dal CF ed al CF mi sono rivolto. A qualcuno potrebbero però legittimamente piacere e confermarle. E' nella logica delle cose. Come è nella logica delle cose riproporre lo stesso tema in futuro e se necessario farne materia elettorale per modificarle.